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In Viaggio Senza Fretta
Diario di viaggi lenti, scritto da chi li fa
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Come ho vissuto sei mesi con uno zaino da 40 litri

14 maggio 2026 · di Marta
zaino aperto su un letto in ostello, contenuto ordinato

Sei mesi, un solo zaino da 40 litri, niente valigia di riserva spedita a casa a metà viaggio. Quando lo dico, la reazione più comune è “ma come fai col bucato” — e la risposta onesta è: lavo a mano ogni tre o quattro giorni, in un lavandino, con un pezzo di sapone che portavo apposta.

Il contenuto esatto, per chi vuole la lista: cinque magliette, due pantaloni (uno lungo, uno convertibile in corto), una felpa leggera, un giubbotto a vento, biancheria per una settimana, un asciugamano in microfibra, un kit da toeletta minimo, un laptop da 13 pollici per scrivere, un power bank, e un solo paio di scarpe da trekking oltre a quelle ai piedi.

Le tre cose che non rifarei: il fornelletto da campeggio, usato forse tre volte in sei mesi e pesante il doppio di quanto valesse; due libri di carta, sostituiti dopo la prima settimana con un e-reader che avrei dovuto comprare prima di partire; e un paio di sandali “per la sera”, mai indossati perché la sera, semplicemente, ero già stanca per uscire con scarpe diverse.

Quello che invece rifarei sempre: portare meno vestiti di quanti sembrino necessari e accettare di indossare la stessa maglietta tre giorni di fila. Nessuno se ne accorge, e io ho smesso di farci caso già alla seconda settimana in Uzbekistan, da qualche parte tra Bukhara e Khiva.

Uno zaino leggero non è solo una questione di schiena. È una questione di libertà pratica: puoi cambiare programma, salire su un autobus all’ultimo momento, camminare venti minuti dalla stazione senza sudare sette camicie. Ogni oggetto in più nello zaino è una piccola decisione già presa per te, che ti impedisce di cambiarne un’altra.