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In Viaggio Senza Fretta
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Viaggiare da sola: cosa mi ha insegnato il primo mese in Georgia

9 marzo 2026 · di Marta
strada di montagna nel Caucaso georgiano, cielo coperto

Le prime due settimane in Georgia le ho passate mangiando da sola guardando il telefono. Non per timidezza — o non solo — ma perché non sapevo come si facesse diversamente, viaggiando sola in un posto dove non conoscevo nessuno e non parlavo la lingua.

Il cambiamento è arrivato per caso, a Kutaisi, quando ho chiesto a una cameriera come si dice “grazie” in georgiano. Lei mi ha corretto la pronuncia tre volte ridendo, poi mi ha portato un secondo piatto di khinkali “della casa”, non ordinato, non segnato sul conto.

Da lì ho iniziato a chiedere di più: come si dice “buongiorno”, quanto costa un biglietto per la marshrutka, se il pane si mangia con le mani o con la forchetta. Ogni domanda sbagliata o goffa apriva una conversazione che altrimenti non sarebbe esistita.

Viaggiare da sola in Georgia non ha significato essere sola. Ha significato essere costantemente invitata: a un tavolo, a una macchina che si fermava per un passaggio, a una cena di famiglia il giorno del compleanno di qualcuno conosciuto due ore prima al mercato di Zugdidi.

Quello che ho imparato nel primo mese non riguarda la Georgia in particolare. Riguarda il fatto che la solitudine di un viaggio in solitaria è quasi sempre una scelta, non una condizione — e che basta una parola sbagliata detta ad alta voce per smettere di esserlo.